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22.11.07


INTRODUÇÃO AO NEOREALISMO

E' interessante ripercorrere brevemente la storia della parola "neorealismo", perché ci permette di cogliere due aspetti fondamentali della natura di questo movimento: lo stretto legame che esso ebbe con il cinema, e da cui trae origine il titolo e il taglio del presente lavoro, e la problematicità che ha accompagnato fino ad oggi questo movimento culturale.
Infatti, anche se il termine "neorealismo" si cominciò ad usare alla fine degli anni Venti con riferimento alle tendenze artistiche del tempo e alla parola tedesca Neue Sachlichkeit (Nuova oggettività), chi lo usò in modo nuovo nel 1942 fu il montatore cinematografico per il film Ossessione di Visconti, e questo ne provocò una rapida diffusione nell’ ambito cinematografico. Già dopo il 1943 il termine si estese anche nell'ambito letterario con diverse interpretazioni e sovrapposizioni con altri termini: realismo in generale, socialrealismo, realismo socialista.
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FEDERICO PATELLANI























¿Se puede hablar de neorrealismo analizando la obra de Federico Patellani en los años inmediatamente posteriores a la segunda guerra mundial? ¿Se podría crear un paralelo con el movimiento cultural que movió y guió a muchos directores de cine italianos como Rossellini, De Sica Visconti, Castellani y Germi?

Este movimiento surgió como espejo de una realidad excepcional, la de la Italia de posguerra, y está marcado más que por la elección de los argumentos a tratar o por las técnicas a utilizar, por el fuerte deseo de representar los diferentes aspectos de la sociedad sin ninguna búsqueda espectacular. En mi opinión, la respuestas las dos
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MARIO DE BIASI
















Una città, in quasi sessant’anni, subisce trasformazioni così profonde da renderla spesso irriconoscibile. Quando Mario De Biasi inizia la sua instancabile ‘ricognizione’ la guerra si è da poco conclusa, lasciando terribili ferite nel tessuto urbano, e sociale. Trascorre il tempo e Milano assume volti sempre diversi, e sempre fedeli alla sua realtà più autentica. Nell’intera storia della fotografia è improbabile che una città sia stata seguita per un così lungo periodo, ininterrottamente e da un singolo fotografo.
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MARIO GIACOMELLI


















Frank Horvat : I wonder if your eyes are like your mother's.

Mario Giacomelli : I don't really know what my mother's eyes were like. Sometimes I feel there was no difference between us, except that she was dressed as a woman and I as a man. When thinking back, the thing that now seems the most important - and also the most beautiful - is that never, at any time of her life, I found a way of telling her how much I loved her. Maybe because of my bad character, or out of shyness. I never kissed her and probably never even asked how she was. She died a few months ago, and when she was dead I kissed her lips. For me it was...
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MARIO CATTANEO
















In occasione della donazione del fondo fotografico Mario Cattaneo da parte degli eredi, Il Museo di Fotografia Contemporanea presenta una selezione delle sue opere nella sala dedicata alla collezione permanente.

Mario Cattaneo appartiene a quella generazione di fotografi italiani che nella seconda metà del Novecento trovano nell’ambiente dei circoli fotoamatoriali un luogo di espressione e di dibattito sulla fotografia: dall’approfondimento tecnico alla conoscenza dei maestri della fotografia internazionale, alla formulazione di ipotesi teoriche ed estetiche sul mezzo.

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ENRICO PASQUALI























Empecé mirando las películas, la pintura y los libros que hablaban de neorrealismo. Deseaba ser como aquellos artistas que a través de su arte querían no sólo describir la realidad tal como era, sino imponer en ella un cambio. Quería contribuir a modificar las cosas; a pesar de no sentirme un artista, sabía que tenía algo que decir. Corno un pintor o un escritor, fotografiaba a los trabajadores como eran, sin ninguna opción de retoque. Me interesaba el trabajo del hombre y su voluntad de cambio para mejorar su propia condición de vida; mis padres eran esclavos, esclavos de su propia generación, de su propio analfabetismo.
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GIANNI BERENGO GARDIN
















Gianni Berengo Gardin è nato a Santa Margherita Ligure nel 1930. Ha iniziato a occuparsi di fotografia nel 1954. Dopo aver vissuto a Roma, Venezia, Lugano e Parigi, nel 1965 si è trasferito definitivamente a Milano iniziando la carriera professionale, dedicandosi alla fotografia di reportage, all’indagine sociale, alla documentazione di architettura, alla descrizione ambientale. Ha collaborato con le principali testate della stampa illustrata italiana ed estera, ma si è principalmente dedicato alla realizzazione di libri, pubblicando oltre 180 volumi fotografici, tra monografie e opere collettive.
Le sue prime foto di reportage sono state pubblicate nel 1954 su Il Mondo, diretto da Mario Pannunzio, con cui ha collaborato fino al 1965.
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